NATALEtuttoL'ANNO

Essenzialmente "NATALEtuttoL'ANNO" vuol essere una preghiera on-line. Una disinvolta invocazione, rivolta a coLui che "tutto vede". In modo tale che il "perfettissimo che ha fatto cielo e terra" possa rallegrarsi ancora del teatrino in cui ci ha lasciati..... E qualcuno (tra i devoti pellegrini che passassero di qua), possa infine dire "Amen"!

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Sono il tuo fastidioso dirimpettaio, quello che si lamenta sempre per il troppo chiasso. E questo è il mio sito principale
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A SCANSO DI EQUIVOCI
Questo blog vuole rappresentare solo il pensiero di chi ci scrive. Questo blog vuole celebrare il nostro Progresso, la nostra Libertà, e la nostra (per quanto imperfetta) Democrazia. Inoltre: a prescindere dai toni e dalle bestemmie, questo blog vuole sottolineare la comica bellezza del mondo in cui ci troviamo a vivere: un mondo che per la maggior parte di noi è il migliore che si sia visto.

Possiamo contarci: comunque vada sarà un successo! Pertanto, conseguentemente a questo ‘lusso’, non si promette -almeno in questo blog- alcuna competenza sugli argomenti che di volta in volta vengono trattati.
… Ringraziamenti vivissimi a quanti vorranno contribuire segnalando di aver letto in queste pagine qualche bufala colossale. Si prega di avvertire anche qualora si incontrassero errori d’ortografia, eclatanti sciocchezze, e altre meschinità simili.
Si rimedierà prontamente ad ogni allarme per eventuali esalazioni di gas tossico, o tracce di materiale biologico. Grazie infinite.
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domenica, 22 novembre 2009

'PORCHI' ED ERESIE

L’ultima polemica sul crocefisso può vantare il prestigioso marchio “Made in Veneto”.
Proprio così: la sentenza di Strasburgo ha fatto delirare destra e sinistra, e ha scatenato tutto il Belpaese (isole comprese), ma tutto è iniziato nella bigotta e leghista regione del nord-est.
Ovvero: nel veneto kattolico ed eretiko che sfrutta gli immigrati (ma poi non vuole ritrovarseli in piazza!). Che va a messa e poi lancia bestemmie (nel dialetto trevisano si direbbe: che tira porchi).


... Ed è sempre nel bianchissimo veneto che -pur di cavalcare l’onda dell’indignazione- i leghisti hanno deciso di accantonare momentaneamente ampolle sacre, matrimoni celtici, soli delle Alpi, e simil-paccottiglia neo-pagana. Per rivendicare (tra ‘porchi’ ed eresie), le ‘radici cristiane’.

Renatino, bestemmiatore e "inseminìo"

  A dare il via alla polemica è stata una famiglia di Abano Terme (Padova), che anni fa si era rivolta alla Corte di Strasburgo per far togliere il crocefisso nella scuola frequentata dai figli (che nel frattempo sono cresciuti, orgogliosamente atei anche loro!).
… L’iniziativa della famigliola (e la sentenza che infine ha dato loro ragione), ha scatenato tutto il Belpaese. E anche Silvio il Magnifico si è fatto subito vedere e fotografare con un crocefisso più grande di lui (già, e intanto il suo amico Gheddafi veniva in Italia a spiegare che
la storia del Nazareno sulla croce è tutta una panzana!).

  Mentre i politicanti cominciavano a starnazzare contro la decisione di Strasburgo, a difendere la sentenza è dovuto intervenire don Arrigo Chieregatti (parroco di Pioppe di Salvaro, una frazione di Marzabotto, Bo). Che ha dichiarato: «Credo che la sentenza sia salutare per la religione alla quale siamo abituati qui in Italia: oppressiva, moralistica e autoritaria. La Corte europea fornisce un contributo prezioso che può fare chiarezza nei rapporti tra Chiesa e laicità. Ogni credo deve avere il coraggio di relativizzarsi ammettendo che altre esperienze religiose siano ugualmente possibili. Il proselitismo azzera il valore delle differenze […] Dobbiamo liberarci da Dio, cioè dal "nostro" Dio, che ci siamo costruiti illudendoci che fosse universale, così come ci si libera da un Capo di Stato». 
… E don Paolo Farinella ha aggiunto: «Il crocefisso va tolto dalle scuole proprio per restituirlo al suo significato originale e sottrarlo alle strumentalizzazioni, dovrebbero essere gli stessi cattolici a volerlo… Il crocefisso è scandaloso perché metterlo sul muro di una classe vuol dire ridurlo a mero simbolo di una cultura, snaturandolo completamente».

 Appena saputo della sentenza contro il crocefisso, tutti i sindaci veneti sono diventati furibondi. Soprattutto i leghisti che fino a ieri adoravano il dio Po (in primis quelli che hanno qualcosa da farsi perdonare, quelli che amano farsi notare, e quelli -incredibile ma vero!- che sono stati appena condannati).
Paolo Caratossidis (di Forza Nuova), ha virilmente gonfiato il petto:
«Se qualcuno tenterà di rimuovere il crocefisso dalle scuole si troverà contro un muro umano guidato da Forza Nuova. Anche a costo di rischiare l’illegalità». E anche lo sceriffo Gentilini ha voluto dire la sua.  Infatti, proprio lui (vice-sindaco di Treviso, recentemente condannato per istigazione all’odio razziale), ha voluto nuovamente esibire il suo pseudo-kattolicesimo. Con questo proclama : «Siamo nel regno della pazzia, è una decisione che grida vendetta. La Corte dovrebbe processare se stessa per il delitto che ha commesso».


  Per protestare contro la sentenza di Strasburgo, il contestatissimo sindaco leghista di Verona (Flavio Tosi), ha tolto la foto del Presidente della Repubblica che teneva nel suo ufficio. E l’ha subito sostituita con quella di Ratzinger, mettendoci sopra un bellissimo crocefisso (perché “questi sono i simboli dei valori in cui profondamente credo” ).
… Peccato che a rovinargli la festa siano arrivate la motivazioni che lo hanno condannato per “propaganda di idee fondate sulla discriminazione e l’odio razziale”. E peccato che gli sia arrivata anche la pena accessoria (del divieto -come per Gentilini- a tenere comizi).


  Intanto, gli altri podestà veneti (e i kristianissimi 'destri' della regione), si sono sbizzarriti tra raccolte di firme, roboanti dichiarazioni, pittoresche sceneggiate, e patetici blitz.
I baldi giovanotti di "Lotta Studentesca" (vicini a Forza Nuova) hanno bersagliato la sede trevigiana dell’Unione "atei agnostici razionalisti", esibendo uno striscione che diceva: «La vostra ragione non cancellerà la nostra tradizione». Il sindaco di Cittadella (Bitonci), ha avvertito che controllerà personalmente affinché “nessun insegnante troppo zelante si azzardi a togliere il crocefisso”. E il sindaco di Montegrotto Terme (Luca Claudio, de La Destra), ha fatto affiggere degli avvisi per avvertire che “Noi non lo togliamo”).

A Galzignano il primo cittadino (Riccardo Roman, vicino all’Udc), ha stabilito che deve essere obbligatoria la croce negli edifici pubblici del comune. E ha mandato la polizia locale a controllare ed eventualmente multare con 500 euro i trasgressori. E una iniziativa analoga avrebbe preso anche il sindaco di Asiago Andrea Gios, e quello di Quinto di Treviso (il leghista Mauro Dal Zilio). 
Il filosofo
e sindaco di Venezia (Massimo Cacciari, personcina tanto fine), ha spiegato che la croce andrebbe messa dappertutto. Anche se ha dovuto ammettere che se Gesù tornasse sulla terra “il primo a togliere i crocefissi dalle scuole sarebbe lui.

  Fantastico, come sempre, il ministro veneto Luca Zaia. Che tempo fa aveva dichiarato: “Noi siamo i nuovi crociati”. E che dopo la sentenza di Strasburgo ha scritto su La Padania queste toccanti parole: «O l’Europa rivendica con orgoglio le sue radici cristiane oppure è destinata a fallire [...] Ma la cosa che mi preoccupa di più è la cultura relativistica, o il cosiddetto pensiero debole, che sottende a questa sentenza… In quell’uomo lassù con la sua testa tra le spine, infisso nelle nostre aule, vediamo riflesso chi siamo e cosa vogliamo. Non credo sia possibile immaginare un mondo senza di Lui, e forse non lo voglio nemmeno… Noi ci batteremo e continueremo a batterci per difendere le nostre radici».
… Le radici, sempre quelle. Vai a capire quali siano davvero, perchè ormai Zaia ne spara una al giorno. Dopo alcune ridicole proposte per far conoscere il dialetto, recentemente s’era sognato di chiedere che venisse reso obbligatorio l’insegnamento del cristianesimo per gli allievi musulmani. E questo perché “l’ora di religione cattolica obbligatoria per gli islamici serve a far capire loro perché siamo così”. In quell’occasione gli aveva subito risposto don Natalino Bonazza: «Se è consentita a tutti l’esenzione dall’ora di religione, perché mai si dovrebbe negare questo diritto solo agli islamici? Sono forse cittadini di serie B? Se imponiamo loro l’insegnamento del nostro culto, dovremmo farlo con tutti, italiani e atei compresi».

 Ci voleva un uomo di Chiesa (monsignor Mattiazzo, vescovo di Padova), per calmare certi spiritati.
E infatti lui ha scontentato i furbacchioni leghisti con queste parole:
«La sentenza ha scatenato una ridda di commenti, di prese di posizione, talora di gesti pubblici simbolici contro la decisione della Corte di Strasburgo… Alcuni atti plateali […] non sono però condivisibili dalla comunità cristiana… Il crocefisso non va strumentalizzato, né può essere usato in alcuna battaglia, né contro alcuna persona. La storia lo ha insegnato».
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Benvenuti e benvenute nella home del mio blog. A questo post va collegato quello dal titolo "Giustizia Crocefissa". Altre scoreggine ancora sono sul blog N.ogniDI', sul blog N.pureQUA, e sul blog F.&FASTIDI.

mercoledì, 28 ottobre 2009

SOLITO 'TRANS-TRANS'

Dalla questione morale siamo passati alla questione sessuale. Alla fine l'attualità ci costringe a ritornare sempre lì: a parlare della“carne”, a spiare sotto le lenzuola, e a buttarla in politica, con la scusa che hanno cominciato gli altri.
D’altra parte, il sesso è l’argomento ricorrente, è il pensiero dominante (dove ognuno, poi, ci aggiunge qualche ‘variazione sul tema’).
... Il perfido 'Jena', alla luce di quanto sta accadendo, ha scritto su "La Stampa" che questo è "il solito trans trans”.

Pete Burns, icona pop degli anni '80, oggi diventato transgender

  Dopo le meravigliose imprese di Sua Impunità, e dopo il caso Dino Boffo, adesso ci si è messo anche Piero Marrazzo. Quest’ultimo, tra qualche pianto e molte bugie, alla fine ha pensato bene di dichiararsi kattolico. E si è ritirato in convento (domanda: ma è possibile che anche in questi casi si debba coinvolgere il cielo? Possibile che dopo aver offeso la famiglia si debba offendere pure la fede? Ed è possibile che -pur di farsi perdonare tutto- Marrazzo si senta in diritto di calpestare impunemente trans e/o partner occasionali, liquidando certi desideri sessuali come debolezza" e "peccato”?).

  Marco Travaglio, sulla vicenda Marrazzo, è stato grandioso come sempre: « Se Marrazzo fosse un esponente del centrodestra, i quattro carabinieri che lo ricattavano sarebbero già parlamentari o eurodeputati o ministri. I trans coinvolti avrebbero esordito ieri al 'Grande Fratello', ribattezzato per l’occasione 'Grande Transgender', e non sarebbe uscito nulla » .
E Massimo Gramellini non è stato da meno:
« Che il capo del governo sia venuto in possesso di un video contro Marrazzo non in quanto capo del governo ma nelle vesti di proprietario di un’impresa di comunicazione è qualcosa di cui sembra non essersi accorto nessuno. Nemmeno i suoi oppositori. Avete forse letto una sola dichiarazione indignata o almeno stupita? » .

  Il quotidiano dei vescovi “Avvenire” , invece, ha invocato
« una riflessione seria, dura e al tempo stesso pietosa » . Casini (kattolico come Marrazzo, nonché divorziato), ha rivelato di essere stato anche lui in passato ricattato. E ha raccontato come bisogna reagire in questi casi. 
Marcello Veneziani (sul quotidiano di Casa Reale), ha pensato di fare lo spiritoso: «E’ permesso dire che preferisco essere governato da un donnaiolo incontinente piuttosto che da un abituale frequentatore di trans, in festini di coca e sesso? ». E Nicholas Farrel (su Libero), ha pensato di esagerare: «Come mai alla sinistra piacciono i trans e alla destra le donne?…La mia risposta -non so voi- è questa: la sinistra è contro la vita, la destra no».
Poi sono arrivati tutti gli altri. Pippo Delbono (su L’Unità), ha invitato Marrazzo a dichiarare apertamente le sue preferenze sessuali. E invece Mario Giordano s’è stufato: «Dico basta. Parliamo un po’ meno dei gay, parliamo un po’ di più delle famiglie normali, che ne hanno bisogno». (Incredibile: parla lui, di questa fantomatica normalità! Lui, con quella sua vocina che è tutto fuorché normale!).

 



 
Dedico questo post al ministro Roberto Calderoli, che ha manifestato il suo disgusto per la vicenda Marrazzo (e invece ha giustificato il Berluska, perché -ha spiegato- non bisogna confondere “le mele con le pere”).

  Consiglio, in alternativa al video che ho proposto sopra, quello con il Pete Burns delle origini (quando teneva la benda sull'occhio).

  Infine: ripropongo qui sotto le ultime parole famose sulla vicenda Marrazzo (e sull’Italia che 'predica in un modo e Marrazzola in un altro').




Da una dichiarazione di Pier Ferdinando Casini
(al quotidiano “La Stampa”)

â–º
«Una persona voleva denunciarmi alla Procura della Repubblica, ne parlo perché questa persona non c’è più. Era uno dei miei amici, probabilmente in difficoltà economiche. E’ venuto da me e mi ha detto appunto di avere problemi, forse per giustificare la richiesta. “Se mi dai…io non vado” è stata la sua proposta. Gli dissi di andare pure e poi lo denunciai […] Se qualcuno ti denuncia per qualche vizietto, per quanto grande possa essere il danno, problemi e danno saranno sempre inferiori a quelli che potrai avere se accetti il ricatto».


Dall’articolo “Adesso tocca a voi”

(di Concita De Gregorio, per “L’Unità”)

â–º
«Marrazzo non ha fatto delle sue debolezze private una merce di scambio con posizioni pubbliche: non ha nominato senatori i suoi cavalli, né assessori i suoi compagni di serata. Non li ha portati con sé nelle visite ufficiali offrendoli a colleghi pari grado, non ha dirottato su imprevisti scali i voli di stato per portarli con sé scortati da forze pubbliche dell'ordine, non ha istituito scuole di politica coinvolgendo ministri della repubblica per renderli presentabili in politica. Questo fa un despota che abbia una concezione padronale dello stato oltrechè un'idea da "utilizzatore finale" delle persone in stato di soggezione».


Dall’articolo “Dalla lunga marcia al marciapiede”

(di Mario Giordano, per “Libero”)

â–º
«Dicono che la sinistra è confusa e in crisi d’identità. Per forza: una volta i suoi dirigenti discutevano l’opportunità di andare con Di Pietro. Adesso discutono l’opportunità di andare con Natalie e Brendona […] Però, fra mille indecisioni e incertezze del Pd, almeno ora qualcuno ha indicato una via chiara: via Gradoli, è ovvio. Per lo meno nessuno dirà più che i dirigenti del partito non sanno che pesci prendere. “Quando vedono passare Piero tutte si tirano su le tette per essere scelte: lui paga molto molto bene”, raccontano i viados della zona. “Natalie era la sua preferita, ma andava spesso anche con Brendona”
[…] Sia chiaro: ognuno in camera da letto fa quello che vuole. E in via Gradoli pure. Restano però alcuni dubbi: perché Marrazzo, da pubblico ufficiale, non ha ritenuto di dover denunciare altri pubblici ufficiali che andavano in giro a ricattare la gente? Perché ha tenuto nascosto un reato così grave? Perché, sapendo di aver messo a verbale le sue frequentazioni con Natalie, in prima battuta ha negato tutto? E infine, soprattutto, perché ora invece di dimettersi, aprendo la strada a trasparenti elezioni, ha deciso soltanto di “autosospendersi”, adducendo per di più “motivi di salute”? Motivi di salute, proprio così: roba da chiamare Brunetta e una visita fiscale, non vi pare?».



Dall’articolo “Un brutto nodo”

(di Ida Dominijanni, per “Il Manifesto”)

â–º
«… L’ostinazione a scindere il privato dal pubblico e la vita personale dalla vita politica, in tempi in cui i telefoni filmano e registrano, la Rete diffonde e le donne non stanno zitte, rasenta la stupidità […] Sono patetici i vari Cicchitto, Cota, Lupi e relativi giornalisti organici alla Feltri che si lanciano sulla succulenta occasione per salvare Berlusconi col duplice argomento:
a) tutti hanno i loro peccati, a destra e a sinistra

b) chi di moralismo e violazione della privacy ferisce, di moralismo e violazione della privacy perisce.
… Piero Marrazzo non è colpevole di frequentare trans, come Silvio Berlusconi non è colpevole di frequentare escort o di avere, o millantare, tutte le fidanzate che crede. Entrambi sono colpevoli, però, di non aver capito che la vita privata di un uomo politico si riverbera sulla sua immagine (e sulla sua sostanza) politica. Nonché di scindere, nella miglior tradizione della doppia morale di un paese cattolico, i lori vizi privati dalle loro dichiarazioni pubbliche di fede nei sacri valori della famiglia. Dopodiché le analogie finiscono. Marrazzo si dimette e Berlusconi no. Marrazzo si chiude disperatamente a Villa Piccolomini e Berlusconi fa un proclama al giorno per rivendicare che lui, l’eletto dal popolo, fa quello che vuole. Marrazzo -stando alle testimonianze- ha avuto relazioni personali con alcuni trans, Berlusconi è al centro di un sistema diffuso di scambio fra sesso, danaro e potere, in cui “il divertimento dell’imperatore” viene retribuito in candidature e comparsate in tv (privata e pubblica). Fa qualche differenza, e nel senso opposto a quello che scrive "Il Giornale", che già salva la candida 'normalità' del premier che va a donne contro l’immonda ambiguità sessuale del governatore che va a trans…».



Da una dichiarazione di Pippo Delbono

(intervistato da Jolanda Bufalini, per “L’Unità”)

â–º
«Se ti spuntano i brufoli devi andare alla radice, invece c’è chi cura i brufoli e continua a mangiare salame […]. C’è la mafia, c’è la camorra e nessuno si scandalizza. Poi ci scandalizziamo per la sessualità. Questa morale mi crea imbarazzo […] Ma perché Boffo non dice: “Io sono gay”? E dillo! Si vergogna. In Francia il caso Mitterand si è chiuso subito. La sessualità non è un problema né per il sindaco di Parigi né per quello di Berlino… l’importante è l’essere umano che pensa all’Altro. Ai rifugiati che lasciamo affogare in mare, agli zingari, ai rifiuti tossici che avvelenano la Calabria […] Siamo un paese dove tutto passa: il conflitto d’interessi, le amanti che vengono candidate, la mafia. Bisogna superare la menzogna, per poter rispondere “io sono omosessuale, ma tu sei mafioso” […] Capisco il ragazzo che rischierebbe il posto di lavoro. Ma il politico, il prete, il direttore di giornale devono smettere di mascherarsi […] Il politico che si nasconde è direttamente responsabile del violento che aggredisce il gay…».


Da una intervista a Piero Marrazzo

(di Giuseppe Cerasa, per “Repubblica”)

â–º
«A me dell'incarico di presidente delle Regione ormai non me ne frega nulla, ma del rapporto con mia moglie sì. Le ho chiesto perdono, ho sbagliato, forse lei ha capito. Io sono cattolico e arrivo ad ammettere che ho peccato, ma un monsignore molto importante diceva: "In chiesa si può entrare anche attraverso un peccato". E io ho sbagliato. Ma sa quando ho toccato il fondo? Quando ho visto gli occhi di mia figlia di otto anni sconvolti l'altra sera mentre guardava alla tv un servizio sul caso Marrazzo. E quando si è messa ad urlare chiedendo della madre... ».
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venerdì, 23 ottobre 2009

CILICIO & MOLLETTA

Macché “fusione a freddo”, macché “partito senz’anima”: Paola Binetti è la dimostrazione che il Partito Democratico ha un cuore grande.
… Cosa dico grande: grandissimo! Cosa dico grandissimo: immenso! Anzi, dirò di più ancora: se il Piddì non ci fosse bisognerebbe inventarlo (massì, crepi l’avarizia!).


  Alla vigilia delle primarie, la deputata Paola Binetti ha alimentato con le sue dichiarazioni le ipotesi su future scissioni all’interno del Piddì.
... La severa teodem si sente perseguitata dai suoi stessi compagni di partito. Ma è proprio lei che -in una recente intervista- aveva ripetuto di non voler andare a destra. Perchè la sua casa
-ha sostenuto con decisione- è in un “centro che guarda a sinistra” (e a questo punto Berluska direbbe: komunista!).

  Numeraria dell’Opus Dei (che fa tanto “Codice Da Vinci”), la Binetti va a messa tutti i giorni, probabilmente col suo bravo cilicio addosso. Le sue posizioni, in controdendenza col partito, le definisce semplicemente una “ minuscola linea di frattura”. E si dice dispiaciuta per il tumultuoso rapporto con la sua omonima collega di partito (l’amica-nemica di sempre: la lesbo-deputata Paola Concia, che anche recentemente l’ha rimproverata con queste parole: “Non puoi dire che siamo amici in privato e malati in pubblico, non funziona!”).

  Qui di seguito, subito dopo il divertente video delle Jene (con i tre candidati alle primarie: Franceschini, Bersani, e Marino), ripropongo i punti più interessanti di questa commovente intervista della Binetti (che in pratica si è trasformata in una potente sviolinata al Piddì).
... Una romantica serenata in cui lei ha cercato di spacciarsi addirittura per gay-friendly, in cui ha voluto spiegare i motivi della lunga permanenza nel Partito Democratico, e in cui ha dichiarato di non voler andare neppure nella kattolicissima Udc, (perché -ha precisato- non riesce a dimenticare che a suo tempo Casini “stava con Berlusconi”
!).




Dall’intervista a Paola Binetti

(di Aldo Cazzullo, per “Corriere Della Sera”)

* Onorevole Binetti, come si sente?... Il suo capogruppo Soro auspica che lei se ne vada, e il suo segreta­rio la considera un «problema» per il partito.
«No, io non me ne vado. Valuterò dopo le primarie, in base a come sa­rà la futura classe dirigente del parti­to. E sa perché? Perché io non sono di destra».

* Non andrà nel Pdl?

«Mai. Non sono una che volta gabbana».

* E nell’Udc?

«Neppure. Non dimentico che quando sono entrata in Parlamento l’Udc stava con Berlusconi. Stimo e rispetto Casini, ma per quindici an­ni è stato in un’alleanza in cui la de­stra prevaleva sul centro».

* Quindi lei in politica dove si col­loca?

«Nel centro che guarda a sinistra. Per senso di giustizia e sensibilità sociale. Anche nei confronti degli omosessuali. Ho simpatia per loro. Sono sensibile a tutti coloro che pos­sono rivelarsi deboli, avere proble­mi, essere discriminati. Non condi­vido le idee di Paola Concia, ma non permetterei mai che sia discrimina­ta per le sue inclinazioni sessuali».

* I giornali scrivono che Paola Concia è molto arrabbiata con lei e stava per aggredirla fisicamente
.
«Ci siamo appena parlate. E pos­so assicurarle che Paola Concia ha capito benissimo che la legge, cui ha lavorato con impegno e dedizio­ne dall’inizio della legislatura, è sta­ta affossata semmai dagli errori del Pd, non certo da me. E pensare che mi ero pure schierata con France­schini...».

* Ora voterà Bersani?

«Non lo so. Prendo atto che Bersa­ni ha avuto un atteggiamento diver­so» […].
* Se le facessero la domanda che costò a Buttiglione il posto di com­missario europeo — cos’è per lei l’omosessualità —, cosa risponde­rebbe?

«È una variabile del comporta­mento sessuale umano. Sono una sostenitrice dei diritti individuali degli omosessuali. Però non mi pos­sono chiedere di rinunciare a pochi ma radicatissimi principi morali».

* Mica così pochi: lei è spesso in disaccordo dal suo partito.

«No. Io voto pressoché sempre con il mio partito. Mi sono distinta sul tema del testamento biologico, del diritto alla vita».

* E lo scudo fiscale?

«Ero alla Croce Rossa! Tornassi indietro, andrei in Aula e voterei no».

* Ma come fa a restare in un parti­to che non la vuole?
«Il mio disagio è mitigato dalle straordinarie manifestazioni di soli­darietà che ho ricevuto, anche da parlamentari del Pd».




Qui sotto
: il nuovo gagdet del Pd (una simpatica molletta)

Le primarie della molletta

  In occasione delle primarie, il Partito Democratico ha deciso di regalare ad elettori ed elettrici una simpatica e utile molletta da biancheria.
Questo nobile e popolare oggetto potrà essere usato in mille modi, da ambo i sessi: sulla giacca (al posto della solita spilla), sul taschino (al posto del banale fazzoletto), a mo’ di pearcing (lasciandolo penzolare sul lobo dell’orecchio o sul naso).

Delizioso anche come originale ferma-capelli (magari impreziosito da un nastrino che valorizzi il colore verde), il gagdet potrà fare la sua splendida figura anche come ciondolo portafortuna, semplicemente appendendolo alla collanina.

... E a quel punto moriranno d’invidia le varie “Noemi” (quelle poverette che ancora si trastullano con la chincaglieria by Berluska: ma che antiche!).
_______________


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domenica, 04 ottobre 2009

FARABUTTI SONO LORO

L'Italia berlus-klona si sta sbriciolando, ma Silvio il Bello ha trasformato le "catastrofi annunciate" in altrettanti 'gratta & vinci' (mentre tra i terremotati solo pochi fortunati hanno una casettina subito, la massa spera di andare all'Isola dei Famosi o di riuscire a partecipare al Grande Fratello).

 

Nel frattempo, l'ex giustiziere Tonino Di Pietro ha offeso Napolitano (imitando il buffone di corte Beppe Grillo), e il neo-attore Umberto Bossi ha celebrato Alberto da Giussano (per la serie "cosa bisogna inventarsi per arruffare il popolino"). 

... Il Belpaese ancora  si affida al suo 'liberatore' di riferimento. Ma resta valido (anche dopo le polemiche sui sei paracadutisti vittime del terrorismo), quanto fu scritto un tempo: “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi!”.

"We Don't Need Another Hero" (Tina Turner, live)

Nella sua fase declinante, e dopo aver fatto scempio di etica ed estetica, il premier si trascina dietro agli ‘effetti speciali’. E si capisce: deve riempire il vuoto assoluto di argomenti, e deve nascondere le divisioni interne alla sua maggioranza (anche sulle nostre missioni all’estero).
Sua Impunità,  tra un delirio e uno scudo fiscale, si scaglia contro i “farabutti” dell’opposizione. Invece dovrebbe tenere a bada i tanti trogloditi suoi alleati (i boys della Padania, che nei fatti sputano sulla bandiera, e che ogni tanto -magari in occasione di qualche lutto- tentennano sulla nostra doverosa presenza in Afghanistan). 


 

 

               CATASTROFE ANNUNCIATA (a cura di Rosso De' Peo)

  VOCE GROSSA, VOCE FINA
Bisognerebbe far leggere a Sua Prescrizione cosa ha scritto don Giorgio De Capitani nel suo blog. In occasione dei funerali ai sei paracadutisti caduti in Afghanistan, il focoso prete ha fatto la voce grossa per criticare la retorica militarista. E ha spiegato che i militari volontari  “non sono altro che mercenari, pagati profumatamente dal governo, cioè da noi, per svolgere un mestiere”.
... Don Giorgio ha aggiunto poi diverse osservazioni velenose su quelli che ha definito
“maschioni fascistoidi della Folgore” . Anche se bisogna riconoscere che l’insopportabile machismo visto in chiesa è stato mitigato alquanto dalla vocina gentile dell’ordinario militare officiante, arcivescovo Vincenzo Pelvi (
video).

  LEGA “DI GOVERNO E DI BANDIERA”
A proposito di missioni all’estero. La Lega ancora ripete che “ognuno è padrone a casa sua”. Ma intanto il suo leader Bossi preferisce cincischiare: prima chiede il ritiro dall’Afghanistan, poi prende tempo, poi spiega che sarebbe bello riavere i nostri soldati per Natale. Ma sempre e comunque evita di fare quel che la coerenza gli imporrebbe: pretendere il ritiro immediato, senza se e senza ma.
… Certo, in quel caso il senatùr rischierebbe di rompere la sua santa alleanza con Silvio. Alleanza che gli garantisce una comoda poltrona per sé, e un futuro radioso per il caro figlio Renzo (Renzo Bossi, detto “la trota”, che assieme a papà Umberto è andato in pellegrinaggio dal cardinal Bertone; Renzo Bossi che -tra un giochino e l’altro- sarebbe ancora al centro di nuove polemiche, per via di alcuni incarichi che andrebbe a ricoprire, senza peraltro aver dimostrato di averne la capacità).


  I MINISTRI DELL’AVE MARIA

Il berlusconismo, nella sua fase discendente, sta seminando il panico nei palazzi del potere. E sta trascinando nel ridicolo anche la rappresentanza governativa del mitico nord-est.
Per dire: Maurizio Sacconi non riesce ad affrontare i problemi veri, conseguentemente ha preferito dedicarsi all’aldilà. E siccome vuole guadagnarsi il paradiso (e vuole convertire anche noi), prima ha pensato di dichiarare guerra alla pillola abortiva, e poi ha deciso di  assicurarci -attraverso idratazione ed alimentazione artificiale e forzata- una morte “cristianamente corretta”. Ovvero: una agonia straziante e lunghissima: ma che pensierino delicato!
Invece, il ministro Renato Brunetta (che si atteggia a moralista, ma nel contempo difende quello schifo dello scudo fiscale), sta definitivamente sbarellando. Infatti, qualche giorno fa ha puntato i piedi e si è messo a gridare addirittura al
“colpo di Stato”. E ancora adesso pretenderebbe di scagliarsi contro i “fannulloni” e i “parassiti” dell’opposizione (invece di vergognarsi del suo passato di socialista, del suo presente con De Michelis consulente, del suo futuro sempre dalla parte del principe: prima con Craxi, dopo con Berluska, domani col primo che arrivasse).
… E che dire di Luca Zaia, altro ministro targato nord-est? Che dire di questo ragazzone che -tra un prosecco e una luganega, e sulla scia dei “leghisti devoti”- si è proclamato Defensor Fidei?
Beh, il ministro leghista Luca Zaia si dovrebbe proprio vergognare. Dopo aver attaccato il suo conterraneo Dino Boffo (approfittando del fatto che il poveretto era caduto in disgrazia, e con la scusa che avrebbe censurato le sue idee religiose), è corso a rivendicare sul Corriere la cristianità del suo partito. Con queste incredibili parole:
“Siamo crociati perché ci siamo trovati da soli a difendere certi valori, quando andava di moda la laicità assoluta… Il programma della Lega è sottoscrivibile per intero da un cattolico. Non soltanto nelle nostre battaglie per i simboli della cristianità, come il crocefisso o il presepe, ma anche nelle questioni più profonde: la difesa della famiglia tradizionale, solo per fare un esempio”
.

  UN POSTO AL SOLE (MA IN AFGHANISTAN)

Ok, i sei giovani morti ammazzati in Afghanistan sono degli eroi. Ma resta da capire in che senso.
Perché bisognerà pur chiederselo: come mai questi volontari erano tutti meridionali? Cosa sapevano dell’islam? Parlavano (almeno un pochino) la lingua di quei paesi? Credevano davvero a quel che proclamavano? Erano davvero degli idealisti? C’era fra di loro qualche testa calda? Cercavano la pace oppure avevano dovuta fare quel lavoro per soldi?
E sia chiaro che in quest’ultimo caso (volontari, ma per vile danaro), saremmo comunque di fronte a degli eroi. Sebbene bisognerebbe specificare: eroi per caso, esattamente come lo è l’africano che viene in Italia (per soldi), e rischia la vita su una impalcatura. E sia chiaro che per molti nostri volontari queste “missioni” sono altrettanti “viaggi della speranza”. Però con il vantaggio -rispetto agli africani che poi finiscono in mare- di correre molti meno rischi. E con la consapevolezza di poter guadagnare molto di più rispetto -poniamo- allo sventurato raccoglitore di pomodori.

... In quanto alla retorica militare (insopportabile quanto certo pacifismo), scusate, ma non si era detto che i bambini vanno lasciati in pace? Com’è che i piccoli Simone e Martin son stati fotografati ed esibiti ai cerimoniali e al funerale dei rispettivi padri? Com’è che questi due biondissimi bambini sono stati portati in giro (anche in chiesa), con il basco della Folgore in testa?

  TERRONIA E POLENTONIA PARI SONO
Si sa che in Terronia si usa fare così: si intraprendono questi “viaggi della speranza” (in Afghanistan e ovunque). Perché bisogna mantenere non solo la famiglia (già quella molto allargata), ma anche l’intero parentado.
Poi, spesso e volentieri, ci si trascina dietro gli amici, gli amici degli amici, e tutta la bella tribù. Perché al Sud ci tengono alle amicizie, alle sacre tradizioni, alla progenie.
... Proprio come succede, peraltro, anche in Polentonia. Dove la Lega (pur reduce dal flop delle ronde), ancora difende la inesistente razza padana, e sta a fantasticare sulla fantomatica stirpe nordica.
E ancora si trastulla a salvaguardare tutte le sacre usanze (polenta, crocefisso, presepe…), che di volta in volta possono tornare comode per ruffianarsi il popolino. E che più spesso vengono sfruttate per luride strumentalizzazioni politiche.


  KE ROTTURA DI MARONI

Invece di occuparsi della crisi,  il governo di Sua Impunità ha preferito aprire una inchiesta su Annozero. Intanto, il ministro Maroni (quello che respinge gli asilanti), ha deciso di polemizzare con l’Unione Europea. Che a suo dire non lo ha aiutato nella lotta alla immigrazione clandestina.
Ed è sempre Maroni che ha deciso di mettere sotto accusa i magistrati, colpevoli anche loro di non voler combattere l’immigrazione selvaggia.
... Nel frattempo questi ultimi (i magistrati), protestano per lo schifo dello scudo fiscale allargato al falso in bilancio. E chiedono che la si finisca una volta per tutte con queste amnistie mascherate (ma su questo e su molto altro il governo dice che va bene così: alleluia!).

  CARA, VECCHIA MONNEZZA
Bisognerebbe spiegare a zio Silvio (e alla gentile ministra Prestigiacomo, ora indagata per peculato) cosa è diventata la Sicilia dell'abusivismo e della mafia. Prima ancora della (annunciata) catastrofe messinese, era finito nella bufera questo Diego Cammarata. E prima ancora c’era stato lo scempio di Catania e di Palermo (ancora sfigurata, quest'ultima, dalla monnezza).
... E dunque è perfettamente inutile che il governo finga di aver ripulito Napoli dalla immondizia (tuttora presente), se poi la cacca ce la ritroviamo (in altre forme, e/o tale e quale), nella Sicilia che strizza l'occhio alla destra!


  SOCIALISTA DEVOTO
Bisognerebbe spiegare all’ex craxiano Maurizio Sacconi (attuale ministro della Salute), che i ritardi rispetto al mondo civile -su legge 40 e pillola abortiva- non si coprono con il finto misticismo. Perché anche quella è immondizia. Con o senza la benedizione dell’Oltretevere.

... Ancora a proposito di Sacconi: bisognerebbe avvertilo che non incanta nessuno quando cerca di ruffianarsi il Vaticano con certi falsissimi predicozzi. Almeno, non con il discorsetto (pubblicato sul quotidiano dei vescovi) in cui pontificava così : “Le società occidentali hanno necessità di ridare ‘peso’ ai valori, a partire da quello della vita. Se non saremo capaci di ridare il giusto primato alla vita e rimettere al centro la persona, non usciremo neppure dalla crisi”.

  L’ASSOLUZIONE (E PURE LA COMUNIONE)
All’estero il nostro Imperatore non se lo fila più nessuno. E la stampa internazionale si è divertita a sottolineare che Michelle Obama ha evitato in ogni modo l’abbraccio mortale col vecchio babbione (abbraccio che invece ha concesso a tutti gli altri).
In seguito a questo schiaffo morale il “papi” si è dovuto consolare andando a molestare il Papa (peraltro, con pochi risultati, visto che gli ha concesso solo qualche istante di attenzione!).
... E pensare che Sua Santitudine aveva appena finito di sputare contro i divorziati (lo è il cavaliere, ma lo è anche una buona parte dei leader di questa destra pseudo-kattolica). E pensare che di fronte al molestatore il Papa si è visto costretto a fare buon viso a cattivo gioco, pur di togliersi il dente e levarsi dai piedi questo pubblico peccatore (che pretenderebbe pure di ricevere la comunione).
 


  CRISTIANO DEVOTO (E UN POCO CELTICO)
Per la serie che certa gente andrebbe fucilata: una associazione cattolica del meridione, allo scopo di difendere i valori del cristianesimo, ha deciso di premiare -qui bisogna tenersi forte!- il leghista Roberto Calderoli (che è “ministro della Semplificazione”: e già questa sembra una barzelletta, vero?).
Incredibile: il ministro -secondo questi cattolici all’amatriciana- avrebbe meritato il premio perché a modo suo ha difeso i valori più sacri.
... Ebbene sì,  il Calderoli sarebbe un uomo pio. Proprio lui, che voleva far fare la pipì ai maiali per offendere l’Islam. Proprio lui, l’autore della celebre
“porcata”. Lui, quello che si angustiava perché l’Europa -spiegò- vuole farci diventare tutti “ricchioni” .
I
nsignito, dunque, e niente meno che del premio “Giovanni Paolo II”. Per aver nella sua azione politica
“tutelato e promosso la sacralità della vita in armonia con i principi cristiani e con i valori ereditati dalla dottrina sociale della Chiesa Cattolica”. (E qualcuno a questo punto dica amen!).

  LA LEGA KE “CE L’AVEVA DURO”
Bossi è costretto a continuare sulla sua strada. Promettendo mari e monti, e sparando cazzate a iosa.

Nella sua precedente vita aveva parlato della possibilità di  "imbracciare le armi per spazzare la canaglia centralista romana". E ancora adesso vaneggia sulla Padania che “sarà libera con le buone o con le meno buone”. E questo perché “… Non ci basta il federalismo… un giorno la Padania sarà uno Stato libero, indipendente e sovrano”.
Gira che ti rigira il senatùr è costretto a sputare sempre più in alto. Come ha fatto anche il suo collega di partito Roberto Maroni, che si è mostrato tutto allarmato quando ha detto:
“Arrivano segnali dalle carceri, pezzi grossi della mafia stanno pensando di fare qualcosa contro di noi”
.
... E pensare che fino a ieri consideravano mafioso il  Berluska. Ma oggi la musica è cambiata, e Silvio ai loro occhi è diventato addirittura una vittima dei delinquenti. Che infatti cercano di incastrarlo con la storia delle escort (per cui ci sarebbe la mafia dietro alla escort Patrizia D’Addario: si buonanotte!).

 

  ALLA FINE DELLA FIERA 
Si può anche capire come mai la Lega è costretta a menarla con certe sciocchezze. Hanno vinto le elezioni dopo aver promesso di tutto e di più. E di fronte alla crisi preferiscono confondere la ggente con argomenti da idioti: no al cous-cous, che brutto il tricolore, che schifo l’Inno Nazionale, viva la polenta e il baccalà, basta moschee, evviva le bandiere regionali, vai con le gabbie salariali, i dialetti, i crocefissi, e i presepi. Poi, ancora: ampolle sacre, scoreggie, bestemmie, Barbarossa, il sole delle Alpi, e miss Val Brembana: alééé!). Tutto questo pur di confondere le acque. Pur di tenersi stretto il cavaliere. Pur di rimanere sulla comoda poltrona. In definitiva: pur di non lavorare.
... Dovrebbero vergognarsi questi farabutti leghisti. Si proclamano cristiani (nonostante le critiche della Chiesa), ma vanno in Iraq senza avere il permesso di soggiorno, e poi respingono gli asilanti con la scusa che ognuno deve essere “padrone a casa sua”!
Con che faccia pretendono di governare (e perfino straparlano di secessione e liberazione dal nemico), se poi non hanno le idee chiare neppure sull’Afghanistan?
 
  PORTATELO AI GIARDINETTI
Bisogna anche capirlo, il Berluska. Ormai è sul viale del tramonto (tramonto anagrafico, ma anche politico). Fa perfino tenerezza questo 73enne babbione che non accetta di dover prima o poi lasciare il malloppo. E che non si rende neppure conto di essere costantemente sopra le righe.
Il nonno, qualche tempo fa, recandosi sui luoghi del terremoto, era stato beccato in una delle sue maniacali gaffe (tra le macerie, appena aveva visto una donna, e scambiandola per una velina, aveva chiesto:
“Posso palpare la signora?”). La cosa era finita in
un video su YouTube , ma il piduista ha deciso di ritornare anche in questi giorni sul luogo del delitto. Per prendere nuovamente in giro i poveracci.
Nella pianura di Onna, con quella faccia di bronzo che tiene, aveva già turlupinato il popolino inaugurando alcuni prefabbricati che ha cercato di spacciare per villette (di cui avrebbe curato -dice lui- anche l’arredamento). Perché Sua Menzogna è fatto così, e con quella bocca ormai può dire quel che vuole. Può perfino attribuirsi lavori che non ha fatto.
... E infatti le casette-villette sono state pagate dalla Croce Rossa, e il lavoro invece è stato fatto dai volontari del Trentino (subito ignorati e dimenticati, onde permettere all’Imperatore di organizzare la sua vetrinetta propagandistica, sulla pelle dei terremotati ancora esposti alle intemperie, che certo se ne fregano dei pizzi e del design che lui dice di aver voluto curare personalmente!)  

 
  LA LEGA CHE NON C’AZZECCA
Dunque il mitico nord-est ci ha regalato il ministro leghista Luca Zaia (quello che vuole le fiction in dialetto: altra mega-barzelletta!).
Questo baldo giovanotto ha sempre difeso la italianissima tradizione dei crocefissi e dei presepi (con quale preparazione teologica, non è dato sapere). E ha contribuito a diffondere la pazza idea di bandierine e inni regionali (provocando tutte quelle discussioni che hanno reso più movimentata la nostra calda estate).
Ma siccome la cosa stava finendo in caciara, il ministro ha dovuto smentire che si volesse sostituire l’Inno di Mameli con la “Mula de Parenzo” (commovente
brano musicale). E ha spiegato che dopotutto “sono i popoli a fare le bandiere, non viceversa”.
... Appunto, devono essere i popoli (e fortunatamente non il suo paròn Umberto Bossi), a decidere quando bandierine e inni -magari storicamente affermati- devono essere buttati nel cesso. Perché, insomma, se vogliamo dirla tutta, il testo della Mula de Parenzo come Inno nazionale farebbe pena, ma il Và Pensiero (che piace tanto al senatùr), con l’Italia e con la Padania c’azzecca ancor meno. Visto e considerato che è il “canto degli ebrei”.

  MITIKA TREVISO
Il ministro Luca Zaia sente la nostalgia delle crociate. E milita nel partito della cosiddetta ‘tolleranza zero’. Tuttavia la sua intransigenza manca di coerenza. Perché -almeno per quanto riguarda il vino- questo ragazzone ha candidamente chiesto che sia consentita (anche per chi guida) la “modica quantità” di alcol.
Sulla questione, dalla mitica Treviso, ci si è infilato anche il pittoresco sindaco-sceriffo Giancarlo Gentilini. E quest’ultimo -che è un alpino, e si capisce che il tema del vino gli è caro- ha sostenuto che è stato un delitto cancellare la manifestazione “Ombralonga”.
Questa festa cittadina (dove si istiga allo sballo e all’insudiciamento della città), è una orgia del vino che non ha nulla da invidiare rispetto ai tradizionali rave-party. Ed è una festa anarcoide che nell’ultima edizione è finita in tragedia (con la morte di un ragazzo ubriaco che è finito sotto un treno).
... Bene: qualcuno dovrebbe spiegare ai signori Zaia e Gentilini che l’autorità sanitaria ha più volte stabilito che l’alcol da più dipendenza (e causa più morti) dei cannabinoidi. E, se davvero vogliamo dirla tutta, in determinate condizioni mezzo bicchiere di vino può far girare la testa anche  a chi è “allenato” agli sbevazzamenti. D’altra parte, per coerenza, perché questi leghisti non chiedono la “modica quantità” anche per lo spinello? Inoltre, se è scandaloso considerare ubriaco (e penalizzare) chi ha bevuto due bicchieri di vino, come tollerare che possa essere tolta la patente (e quindi che possa essere impedito di andare a lavorare), a chi semplicemente è stata trovata una “cannuccia” in tasca?

 
  GABBIE SALARIALI
Prima di queste panzane su dialetti e bandiere regionali, e prima dei penosi balletti sull’Afghanistan, la Lega aveva voluto riproporre le gabbie salariali. Con la solita scusa di sempre: al nord la vita è più cara.
Ma i leghisti hanno fatto i conti senza l’oste. E Raffaele Bonanni (della Cisl), ha avuto gioco facile a far notare, su Repubblica, quanto questo sia semplicemente falso. Perché -tanto per dirne una- al Sud “ i servizi sono meno efficienti”.
Inoltre: reintrodurre le gabbie salariali significherebbe
“far saltare gli accordi sul nuovo modello contrattuale”. E si abolirebbe il ruolo di sindacati e di imprese. Alimentando “l’invidia sociale… sulla base di luoghi comuni e chiacchiere da bar”.
... Sempre su Repubblica, Susanna Camusso (della Cgil), si è chiesta per quale ragione i molti pendolari che arrivano a Milano dai centri della provincia, dove la vita costa molto di meno, dovrebbero avere degli stipendi parametrati sui prezzi dei bar di piazza San Babila. E ha aggiunto: “Negli ultimi anni è ripreso il fenomeno dei ragazzi del Sud in trasferta al Nord per ragioni di studio. Sono studenti mantenuti dalle famiglie del Mezzogiorno. In questo modo si favorisce una considerevole migrazione di Pil, frutto di affitti spesso esorbitanti nelle città universitarie. Nessuno è in grado di tenere conto di questi fenomeni in un sistema di gabbie salariali”.

  IL MUSEO DELLE CERE
Mentre gli italiani sperano nelle botte di culo (una vincita all'enalotto, un cena a Palazzo Grazioli con gentile omaggio, un miracolo di Padre Pio), e mentre la realtà ci presenta un meridione che si sta letteralmente sbriciolando, dove si ritrovano le mummie di questa faraonica e farabutta italia dei 'berlus-kloni'?
I giornali ce li hanno mostrati allegramente assieme, al Castello Sfarzesco di Milano. Per la prima mondiale del "Barbarossa" (film fortemente voluto da Umberto Bossi, nel quale compare come attore). Alla festa in maschera c'era il piduista Silvio, il Formigùn, e la sciùra Letizia. Poi ci stava Zaia, Roberto Cota, La Russa, Fabrizio Del Noce, la Santanché, Maroni, Tremonti, Calderoli, Borghezio, Bricolo, e tanta altra bella gente.
Tutti a celebrare questo fantomatico Alberto da Giussano.
... E non si dica che questo eroe non è mai esistito. Perchè queste sono le balle che mettono in giro quei farabutti dei komunisti. La "sinistra di merda", come direbbero qualcuno!

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Altre scoreggine come queste sono sul blog N.ogniDI', poi sul blog N.pureQUA, e infine sul blog F.&Fastidi.

domenica, 06 settembre 2009

D.Boffo santo subito

Dino Boffo è finito nella polvere per le sue (poche, pochissime) critiche a Berluska.
Subito Francesco Kossiga gli si è buttato addosso, per dargli la picconata finale (offrendo poi questa motivazione: “Non dico che se la sia ‘meritata’, ma ‘cercata’ sicuramente sì”).
... Anche Vittorio Feltri ha cercato di giustificare la sua aggressione al direttore de “L’Avvenire”. Così motivandola: “in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo”.

A questo punto, una semplice domanda: come fanno Kossiga e Feltri a preoccuparsi del prossimo, se contemporaneamente parteggiano per uno come Berluska?
Detta più semplicemente: ha senso difendere la privacy di “Silvio-Superman” se proprio lui ha stuprato quella dei suoi sudditi?

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NEL LETTONE DI PUTIN (a cura di Rosso De’ Peo)

  Diamo a Dio quel che è di Dio, e a Kossiga quel che è di Kossiga. E’ stato proprio l’ex presidente (che pure aveva promesso di ritirarsi a meditare sull’aldilà), a proporre in questi giorni l’abolizione del concordato.
… Con una scusa fantastica: bisognava arginare l’onda di quello che lui ha chiamato “lo tsunami” (che sarebbe rappresentato -dice- dal cardinal Bagnasco, da don Sciortino, da monsignor Crociata, e naturalmente dal deposto Dino Boffo).

  La geniale idea di abolire il concordato è venuta all'anziano picconatore, che ancora si proclama “cattolico infante”. E invece la Lega (quella del dio Po, quella che adesso ha incontrato il capo dei vescovi italiani, quella che ancora proclama le radici cristiane, quella che non vuole -per bocca di Calderoli- “un presidente abbronzato”), in tutto questo non c’entra proprio.
… D’altra parte, vi pare che un leghista poteva farsi venire una proposta tanto brillante? Avrebbe potuto concepirla uno -poniamo- come il senatùr Bossi? Un poveretto, cioè, che sputa sull’Unità d’Italia dopo aver confuso il gulag con il goulash?
 
  Intanto, il quotidiano della Real Casa (Il Giornale) va a gonfie vele. E il nuovo direttore (quel Vittorio Feltri che a suo tempo ha offeso Veronica Lario, dandole addirittura della “velina ingrata”), si è messo in mostra alla stragrande.
Appena dopo il trasloco, il Feltri aveva aperto le danze promettendo imparzialità, e assicurando che lui non tiene “la stoffa del cortigiano”.
… E infatti abbiamo visto che bella imparzialità! Già l’inizio era stato rivoltante: piuttosto che rinfacciare al Berluska i suoi molti peccati, il nostro amico aveva preferito prendersela con Gianni Agnelli (che per ovvie ragioni non si può più difendere!). E così Alessandro Robecchi,  sul Manifesto aveva scritto: “Bella trovata, prendersela col padrone morto per salvare l’utilizzatore finale vivo”!

  Infine, non soddisfatto, ecco il recente capolavoro di Feltri: ha steso al tappeto il povero Dino Boffo (direttore dell’Avvenire). Con una scusa inverosimile: bisognava punire i moralisti che si intrufolano sotto le lenzuola degli altri.
… E pensare che perfino Giuseppe D’Avanzo aveva immaginato (su Repubblica), che il neo-direttore de Il Giornale intendesse darci delle soddisfazioni. E aveva ipotizzato che parlasse male di Gianni Agnelli (morto), per far capire a Berlusconi (vivo) che prima o poi gli avrebbe riservato lo stesso trattamento.

  Attaccare l’Avvocato, per poter poi con più libertà colpire il Cavaliere: ipotesi troppo bella per essere vera! E adesso è evidente a tutti che invece Feltri -sia che aggredisca Boffo, sia che se la prenda con Agnelli- punta sempre e solo a fare il ruffiano di Sua Maestà. Perché il suo è semplicemente un cinico ‘gioco di potere’.
… E infatti ha concluso uno dei suoi recenti editoriali sull’Avvocato ponendo questa falsissima domanda: “E’ più grave rubare al popolo o toccare il sedere a una ragazza cui va a genio di farselo toccare?” . (Lasciando intendere -questo era il senso della domanda- che Gianni Agnelli ci avrebbe derubati alla stragrande, e invece il Berluska si sarebbe limitato -bontà sua!- a coltivare la passione per le “belle figliole”).

  Confronti inutili, quelli di zio Vittorio. Domande falsissime, le sue, che riassumono l’equivoco che impedisce agli italiani di vedere lo scempio del berlusconismo. Perché è ovvio che le gesta erotiche di papi-Silvio sono esclusivamente fatti suoi (eventualmente della moglie, se crede di doversi offendere!). E similmente i gusti sessuali di Dino Boffo sono cose che non ci dovrebbe riguardare per niente.
… Ma è altrettanto vero che il piduista ci deruba anche quando si accompagna ad una pulzella. perché il conto alla fine lo paghiamo sempre noi, che alle elezioni dobbiamo ritrovarcela magari in lista (o direttamente al governo, perchè no?).

  Se Gianni Agnelli sia stato un evasore lo sapremo molto presto. Se Dino Boffo ha effettivamente molestato una ragazza (e se privatamente praticava quel che pubblicamente condannava), anche questo prima o poi lo scopriremo.
… Ma intanto abbiamo un premier che pretende di poter confondere Montecitorio con il Bagaglino. Che pretende di andare tra i terremotati e quando vede una donna che neppure conosce chiede tranquillamente: “Posso palpare la signora?” (di grazia: cosa c’è di privato in questo pubblico e clamoroso scandalo?)

Dino Boffo

  Adesso Sua Prescrizione pretende addirittura di mettere a tacere tutto e tutti, magari facendoci credere che una contravvenzione (o una piccola condanna per molestie, come nel caso di Boffo), è paragonabile alla sua montagna di guai giudiziari (sia chiaro: problemi che lui adesso può evitare anche grazie all’immunità che si è attribuito!).
… Adesso S.B. pretenderebbe di veder difesa la sua privacy, ma dopo aver allegramente stuprato quella dei suoi sudditi!
I suoi festini (eticamente squallidi, esteticamente discutibili, politicamente sempre scorretti), non erano assolutamente fatti privati.
In quelle cene lui accoglieva frotte di ragazze che neppure conosceva. Con loro organizzava il karaoke, poi mostrava filmati con i suoi penosi comizi (e loro fingevano di mostrare interesse), poi offriva loro dei gingilli (sempre la stessa robetta pacchiana), poi consegnava buste generose (alle ragazze che trovava più interessanti), poi raccontava barzellette sconce (e loro fingevano di ridere), poi forse, poi ancora, poi a volte, poi chissà, poi alle più fortunate ... 

  La destra berlusconiana lo ammetta: il ‘papi’ fa una politica parassitaria. E riesce a trasformare in consenso (e quindi in affari: nei suoi affari), anche il tifo calcistico, il crocefisso, la soubrette, il terremoto. E naturalmente -ma solo da ultimo- le veline.
Il papi è un bidonaro che sfrutta le nostre superstizioni, la nostra ignoranza, le nostre paure, le nostre ossessioni, (la fobia dei komunisti, degli albanesi, dei tossici, del babàu…).
… E naturalmente è “l’utilizzatore finale” delle escort (ma non solo: lui sfrutta-utilizza anche le nostre vite, la nostra passione calcistica, le nostre speranze, le nostre idee politiche, i nostri sentimenti religiosi, i nostri passatempi preferiti).

  Non è possibile, in Europa, farci rappresentare da un premier che fa il galletto con sconosciute. Non possiamo mandare in giro per il mondo un uomo che sghignazza mentre esibisce (davanti ad un pubblico fintamente adorante), oggettini indecenti.
… Un esempio a caso: il premier si sarebbe divertito come un matto a mostrare un originale temperamatite. Che in realtà era un pupazzetto, un omino -ma tu pensa- con i pantaloni abbassati. Lo scherzo consisteva nell’infilare la matita in un certo posto -superfluo spiegare quale!- e a rigirala fino a quando  il pupazzetto cominciava a lamentarsi. Tutto questo, pare, con grande divertimento del papi, che rideva senza ritegno. Per la serie: se questo è un premier, se questo è un uomo che rappresenta le istituzioni.

  Il ‘papi’ è un megalomane che si spaccia per liberale. Ma nella realtà è un monopolizzatore, uno che confonde la meritocrazia con il vassallaggio più ruffiano. Uno che -da Craxi in poi- è diventato potente soprattutto perché era (ed è ancora) un ‘assistito’.
… E non ha giustificazioni un primo ministro che fa battute sessiste, sadiche, omofobe. Così come non è ammesso che un premier racconti pubblicamente barzellette sui malati di Aids. O che sghignazzi pubblicamente sui gay (che sarebbero tutti -secondo lui- di sinistra: evidentemente i suoi amici Zeffirelli, Alfonso Signorini, Dolce & Gabbana sono diventati eterosessuali, oppure saranno diventati komunisti? Chissà!). 
 
  Incredibile ma vero, S.B. ha l’ardire di spacciarsi addirittura per un ‘defensor fidei’. Poi sostiene di essere più forte di Superman. E intanto pretende, all’occorrenza, di poter ostacolare le nostre libertà (religiose, scientifiche, culturali e sessuali). Purtroppo ci riesce egregiamente, guidando una maggioranza clerikale che anche recentemente è intervenuta pesantemente su Eluana Englaro, sull’ora di religione, sulla pillola Ru486, eccetera.
… Nel frattempo, come denunciato in una interpellanza da Livia Turco (e da molti altri parlamentari del Partito Democratico), il ‘papi’ pseudo-kattolico ha costruito “un sistema di scambio tra relazioni sessuali, denaro, potere”. E tutto ciò nell’indifferenza di questa sua odiosa maggioranza che finge di proclamare le ‘radici cristiane’.

  Insomma, S.B. è una maschera tragicomica. Un piccoletto che aggancia le escort attraverso la manina fatata di quel ruffiano di Tarantini (direttamente il premier non fa niente, sarebbe troppo pericoloso: tanto, c’è sempre qualcuno che all’occorrenza si offre di pulirgli il water!) . 
S.B. con il suo patetico machismo, offende tutte le donne. Anche quando si limita semplicemente a fare il galletto, perché così facendo promuove una cultura maschilista e volgare.
… S.B. è
il classico poveretto che si illude di essere affascinante (qualcuno gli tolga i soldi, i tacchi, la bandana e la cipria, e poi ne riparliamo!).
E’ un megalomane che si crede Napoleone, e che adesso si è proposto di passare alla storia sconfiggendo la mafia: sì, proprio lui che ha ospitato Mangano (e infatti Di Pietro si è chiesto: “Come intende sconfiggere la mafia Silvio Berlusconi? Allevandola in casa?… Non è lui che ha ospitato un assassino di Cosa Nostra in casa sotto le mentite spoglie di uno stalliere?).

  Sua Impunità è un bugiardo patentato che finge di voler difendere la ‘famiglia secondo natura’ (lui, che non è capace di difendere neppure le due sue, e che -volendo credere alla moglie- frequenta le minorenni!). S.B. è un ipocrita che si fa circondare da fanciulle sorridenti e disponibili (ma il giorno dopo, se serve, è capace di non riconoscerle!).
… S.B. è uno squallido moralista (Feltri non se ne accorge: è troppo occupato a controllare il trapassato Agnelli e il defunto Boffo). S.B. è un moralista capacissimo -per far scena- di proporre una legge che costringa le prostitute a nascondersi (perché lui, ha spiegato una volta, non sopporta le lucciole, e si vergogna a girare per certe strade con i figli!).

  Il Berluska ci deruba anche quando tocca il culo ad una sua ammiratrice. Perché raggiunge quell’obiettivo sfruttando la seduzione del potere (che ha ottenuto, guardacaso, proclamando quei valori che poi tradisce clamorosamente!). Ma ci deruba soprattutto perché in cambio di quelle ‘attenzioni’ lui distribuisce financo candidature. Forse bisogna ripeterlo: financo candidature (con grave ed evidente danno per la collettività!).
... Come ha spiegato (su Repubblica), anche Michele Serra: "Non le abitudini sessuali... ma lo smercio di candidature in cambio di sesso è lo scandalo -tutto politico- che ha infangato il signor B. Avere  fatto senatrici le sue cavalle, questo e non altro è il capo di imputazione e di quello si deve discutere".

E sia chiaro che nessuno, ovviamente, vuol negare il diritto di una velina a diventare ministra. Perché volendo (ed avendone le capacità), si può anche passare dal postribolo al Parlamento.
... Solo che  l’eventuale esame di idoneità politica non può essere fatto in un letto.
E nemmeno sul ‘lettone di Putin’, mi consenta!
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A questo post va collegato quello sul 'metodo Svastichella', quello su Silvio, matador bugiardo, quello sull'allarme omofobia, quello sull'effetto emulazione, quello su Berluska torero di cartapesta.
Inoltre:
quello sul 'Va Pensiero' di Bossi, e quello
sull'ora di religione.

postato da: pellizzer alle ore 13:30 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, politica, riflessioni, news, diario, gossip, fede